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Dopo l'Impero Romano

Con la caduta dell’Impero Romano la città di Augusta Bagiennorum venne abbandonata e diventò una sorta di “cava” a cielo aperto in cui venne reperito parte del materiale per la costruzione della nuova Bene localizzata in una zona più facilmente difendibile.

Nel corso dei secoli Bene passò dal dominio del Sacro Romano Impero a quello del Vescovo d’Asti; dall’inizio del Quattrocento la città venne infeudata dai Savoia ai Costa di Chieri, la cui signoria terminò intorno alla metà del Cinquecento quando Bene divenne dominio diretto dei Savoia.

Bene ebbe il titolo di Città nel 1600 quando Carlo Emanuele I accordò ai “fedelissimi di Bene” il nome e il grado di città Ducale sotto l’araldico motto “Deo et principi”.

 

Con Napoleone e i Savoia

L’arrivo di Napoleone nel 1796 spogliò la città di numerose e preziose opere d’arte.

Con il ritorno dei Savoia la storia di Bene Vagienna si unificò con quella del Piemonte prima e dell’intera Italia poi.

Ancora oggi le eleganti strade interne, le larghe arcate, le ricche Confraternite e i palazzi dalle linee signorili testimoniano visivamente il fasto del passato. Nell’abitato svetta la torre campanaria, (arricchita in facciata da una preziosa meridiana), splendido esempio di architettura romanico-gotica a cuspide ottagonale, con bifore, monofore e finestroni ad ogiva.

L’attiva associazione culturale “Amici di Bene” ha portato a termine un impegnativo recupero di “Casa Ravera”, edificata all’inizio del ‘400 quando la città era sottoposta alla signoria degli Acaja.

Nel 1658 l’illustre famiglia benese dei Borra fece innalzare l’edificio di un piano costruendo fra l’altro un prezioso loggiato. La struttura, dalla tipica veste secentesca, è destinata ad ospitare fra l’altro il prezioso patrimonio storico ed artistico via via recuperato dagli Amici di Bene come il  tempietto con tabernacolo del sec. XVIII, raffigurante “Gesù nell’orto degli ulivi” realizzato dal famoso ebanista di casa Savoia Pietro Piffetti Il Palazzo Lucerna di Rorà  dall’inizio del Novecento, ospita il Museo Civico Archeologico, dove gli venne destinata una piccola sala al piano superiore per riunire i reperti rinvenuti nel corso delle varie indagini da Assandria e Vacchetta. L’allestimento, che rispecchia i criteri della museografia ottocentesca, è stato conservato come memoria storica anche nel recente restauro.

Al centro una grande vetrina ospita i corredi provenienti dalla necropoli meridionale (I secolo d.C.), ed interessanti reperti come vasellame fine da mensa, ceramica comune da cucina e da dispensa, anforacei, lucerne, pedine da gioco, monete, utensili vari e oggetti di ornamento.Nelle sale della nuova manica al piano terreno il percorso museale, introdotto da quattro ciottoli fluviali con iscrizioni utilizzati come segnacoli di sepolture, è dedicato alla città antica vista attraverso i suoi monumenti pubblici più noti.

Tra gli oggetti si segnalano il frammento di asta e la voluta in bronzo dorato rinvenuti nel porticato intorno al Capitolium, oltre ai resti della ricca decorazione architettonica. Gli ampi ambienti del palazzo, arricchiti da un monumentale scalone attribuito da alcuni al celebre architetto di casa Savoia Filippo Juvarra, sono stati recentemente riportanti all’originale splendore  dal Comune di Benevagienna con un attento ed articolato restauro. Le stesse sale del piano nobile che accolsero nel 1796 Napoleone Bonaparte, ora ospitano periodicamente qualificate mostre artistiche che trovano nell’elegante cornice architettonica del palazzo  un’ideale ambientazione espositiva.

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